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L'Autore
Magofeo ha pubblicato su Lomb.it 295 articoli tra il 24/04/2005 ed il 06/04/2012.

 
L'articolo
Questo articolo è stato scritto il 12/11/2006 e fa parte della sezione Cultura generale.

 
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Dalla pubblicazione ad oggi, questa pagina ha ricevuto 3789 visite (1/g.) e 44 commenti.

 
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 Angola III: i villaggi



















  Da Lwena mi sono spostato nei tre villaggi di Tchicala, Cangumbe e Cangonga dove c’è il progetto dell’acquedotto, tramite jeep e utilizzando “la Superstrada”, come l’ha definita Padre Martìn, un totale di circa 300 km tra andata e ritorno.
I portoghesi avevano già disposto un sistema acquedottistico assai ingegnoso ma funzionale al massimo che ora è totalmente abbandonato da anni.
Ovviamente allora le tecnologie erano diverse, ed erano state installate delle caldaie a vapore (tuttora visibili) che si basavano sullo stesso principio di quelle che facevano funzionare le locomotive: il vapore azionava uno stantuffo che pompava l’acqua sino al villaggio dove veniva raccolta in una cisterna sopraelevata. L’acqua così immagazzinata serviva per alimentare il treno di passaggio e, per caduta, alimentava il lavatoio lì accanto. Oltretutto, dato che siamo in una savana arbustiva ed il legname non è così abbondante, avevano creato dei boschetti di eucalipto vicino alle caldaie, essenza che cresce in modo molto rapido e che possiede una buona proprietà calorifica.
Credo che i villaggi si siano spostati accanto alla ferrovia oltre che per la comodità del trasporto anche per quella dell’acqua.
Ora si tratta di ripristinare quanto c’era di esistente, ovviamente con tecnologie attuali.
Ci si muove tra abbondanti residui bellici tra cui primeggiano i campi minati, le mine anticarro sono statunitensi, quelle antiuomo cubane, pakistane ed ovviamente italiane, giacchè abbiamo questo triste primato di essere tra i principali produttori di tali aggeggi.
Non vi sono più grossi animali selvatici, né gazzelle né leoni né scimmie né giraffe: sono emigrati anche loro, stanchi di trovarsi tra fuochi incrociati, come già detto, la linea su cui mi sono mosso era la linea del fronte.
Mi sono trovato veramente bene con i nativi, al di là degli onori che mi hanno serbato.
Siamo giunti a Cangonga, il villaggio più distante, che erano già le otto di sera, nel buio più totale.
Alla luce dei fari della jeep vedevi sbucare da questo buio adulti e bambini, tutti sorridenti e festosi; il tempo di capire perché eravamo lì, ancorché a quell’ora decisamente desueta, e poi sono iniziati i preparativi: che ha portato dell’acqua, chi della frutta, chi ci ha attrezzato la “suite” per dormire. Qualcuno ha anche acceso un fuoco per darci acqua calda per poter bere un Nescafè…
E’ stata un’ottima cena a base di pane e banane e pane e tonno. (in scatola, ovviamente…)
La notte era di un sereno incredibile, nemmeno un filo di luna in cielo, le stelle le vedevi proprio tutte e ti sembrava di toccarle: la luce elettrica accesa più vicino era ad oltre 700 km in linea d’aria…
Non avessi temuto che il mio gesto fosse interpretato come uno sgarbo, rinunciavo al letto e mi sarei messo a dormire fuori, con una coperta.
Al mattino alle sei eravamo già tutti in piedi, non c’è tempo da perdere. Siamo scesi al fiume dove abbiamo fatti i rilevamenti necessari e qui un’altra sorpresa: la limpidezza dell’acqua era tale che nonostante i quasi due metri d’acqua la sabbia sul fondo ti pareva poterla toccare.
Prima di partire, gli “anziani” del villaggio ci hanno offerto quello che sarebbe stato l’unico pasto della giornata, “Funge e Conduto”, questa polenta di farina di manioca e carne che per l’occasione era di una specie di lepre selvatica. E’ il loro pasto quotidiano, hanno solo quello a parte un po’ di frutta, uova, fagioli, miglio ed erbe spontanee. Ma non ho visto gente denutrita anche se la mortalità infantile è elevata: muoiono perlopiù per l’ernia ombelicale dovuta alla mancata disinfezione del cordone ombelicale dopo il parto piuttosto che di malaria od altri accidenti. E’ incredibile come per loro sia tranquillamente accettato il fatto di mettere al mondo anche sei, sette figli per riuscire ad allevarne magari solo due.
Io ho mangiato a quattro palmenti, e perché era ottimo e perché i miei tre compagni di viaggio erano abbastanza schizzinosi (c’è stata ovviamente servita cotta nelle loro pentole e con i loro piatti, che lavano al fiume) e perché anche in questo caso mi pareva uno sgarbo lasciare avanzi: già non lo faccio nel quotidiano, figuriamoci lì!
Padre Martìn era partito dopo la messa, doveva andare in un villaggio ad una settantina di km per vedere la costruzione di un ponte, così noi quattro abbiamo iniziato il viaggio di ritorno.
A Cangumbe siamo stati ricevuti con tutti gli onori dall’Amministratore del villaggio, il corrispettivo del nostro Prefetto, con gli stessi poteri; sulla panca sotto il grande albero: tutto “ufficiale”… Lui è l’unico ad avere una casa in muratura, un generatore di corrente ed un’antenna radio per comunicare con la capitale.
Alla sera siamo rientrati a Lwena, e quella sera lì devo dire che una bella doccia me la sono fatta volentieri: dalle quattro del mattino di sabato avevo dormito un sei ore scarse con in mezzo un viaggio allucinante con l’Antonov (che vi racconterò) e 300 km di piste sabbiose con la jeep…

Nelle foto:
-La “Superstrada”
-Tchicala: i villaggi sono tutti così.
-Bagno e bucato: le zone del fiume sono divise, c’è il settore donne e bambini ed il settore uomini.
-La “suite” a Cangonga.
-Il gabinetto della "suite".
-Una famiglia "possidente": due alveari ed il pollaio
-Si pesta la manioca: tutti i lavori sono svolti dalle donne, gli uomini si occupano solo della costruzione della casa, della caccia e collaborano alla coltivazione della manioca.
-“Funge e conduto”
-Giochi della domenica.
-Ciò che rimane delle vasche portoghesi.
-Si cuoce il pane, credo utilizzando farina di miglio.
-Uno dei tanti cartelli di avviso per le mine
-Il “Prefetto” di Cangumbe, con il mio interprete, Gianni, Ingegnere, volontario da Roma. La moglie, Fabiana, è lì come Medico, anche lei volontaria.
-I tubi ci stanno aspettando… Questa la ritengo un'immagine emblematica; i due bambini sembrano sconsolati, sullo sfondo si vedono due tubi azzurri uscire dal terreno: sono il risultato di un tentativo fallito di trivellare un pozzo. A 120 metri di profondità ci si è arresi. Padre Martìn li ha definiti "i due pozzi neri più profondi del mondo".
-Ciò che resta del treno: l’ultimo viaggio risale al 1983.
-I resti del lavatoio portoghese
-Ancora ricordi di guerra: ciò che rimane di una colonna di otto camion con 200 soldati cubani caduti in un’imboscata.
-Si torna al villaggio dopo aver lavato le stoviglie e recuperato un po’ d’acqua.
 
Commenti

  1. magofeo
    magofeo
    12 novembre 2006

  2. magofeo
    magofeo
    12 novembre 2006

  3. Guest
    Guest
    12 novembre 2006

    mago.. hai paura di consumare i caratteri?

  4. massimo71
    massimo71
    12 novembre 2006

    giuro di risolvere il problema dei post vuoti prima di natale ...

  5. madamekrupskaja
    madamekrupskaja
    13 novembre 2006

    Bello-bello Mago, piuttostocheanzichenò!!!

  6. madamekrupskaja
    madamekrupskaja
    13 novembre 2006

    Lincina i vestiti che non metti più sappi che io non li sdegno.

  7. Guest
    Guest
    23 novembre 2006

    Beh sono racconti che ti fanno pensare. Come ti ho già detto a voce la prossima volta vorrei seguirti anche se è una cosa che vedo dura, soprattutto convincere "l'azienda". Complimenti Mago bel reportage Patrick

  8. madamekrupskaja
    madamekrupskaja
    23 novembre 2006

    Un amico del Mago? Ciao Patrick!

  9. magofeo
    magofeo
    23 novembre 2006

    "L'azienda" vediamo di convincerla, magari teniamo un concerto con la Cover del "Liga" nella savana a scopo benefico... chessò, se lo pubblicizziamo bene il condominio di lomb.it partecipa in massa... intanto continua a buttare l'occhio su questo sito: sono tutti matti!!!

  10. magofeo
    magofeo
    23 novembre 2006

    Dicembre prossimo anno... il primo acquedotto dovrebbe già essere in funzione (approposito, ho ricevuto ieri le analisi dell'acqua di laggiù di cui avevo preso un campione, non quelle batteriologiche che interessano sino ad un certo punto, ma quelle chimiche: è decisamente "più migliore" di quella che c'è da noi in alta montagna...), poi se nel 2008 mi trasferisco...

 
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