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L'Autore
Magofeo ha pubblicato su Lomb.it 295 articoli tra il 24/04/2005 ed il 06/04/2012.

 
L'articolo
Questo articolo è stato scritto il 07/11/2006 e fa parte della sezione Cultura generale.

 
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 Angola II : Lwena
















  Lwena (o Luena) è il capoluogo della regione del Moxico, grande quasi come l’Italia. Siamo nel centro dell’Angola, sull’altipiano del Biè: da qui nascono diversi fiumi che vanno ad alimentare i bacini del Congo a nord, dello Zambesi ad ovest ed il caratteristico “Delta dell’Okavango” a sud tra Botswana e Namibia. Qui il fiume si ramifica formando un caratteristico delta per poi scomparire sotto la sabbia del deserto del Kahalari.
Si viaggia su altitudini comprese tra i 1300 ed i 1700 metri, il clima è decisamente buono con temperature che vanno dai 15 ai 25-30 gradi, senza umidità.
A Lwena ho conosciuto una persona eccezionale, Padre Martìn, Salesiano.
Uruguagio di Montevideo, 43 anni di cui gli ultimi 16 spesi in Angola, due fratelli nei ranghi dei Tupamaros: come dire, una famiglia “tranquilla”…
Ha definito l’Italia, che conosce avendoci trascorso i quattro anni della sua formazione, come il più bel paese del mondo: per i paesaggi sempre diversi, la gente, la storia, l’arte. Come dargli torto? Fortunatamente non conosce la classe politica attuale…
Padre Martìn regge una parrocchia che si estende su 90.000 Kmq, grande quasi come tutta l’Italia del nord; i suoi collaboratori lo definiscono un “pazzo” perché è capacissimo di salire sulla jeep e guidare tra le piste nella savana per due giorni pur di raggiungere il tal villaggio dove si sta portando avanti un qualunque progetto di ricostruzione: io credo che più semplicemente stia facendo bene il suo mestiere. Non può attraversare la strada a piedi senza che almeno una mezza dozzina di persone lo fermino e gli chiedano qualcosa a cui lui dà risposta, l’ho visto usare l’ironia come pochi sanno fare: obbliga a PENSARE, ed al contempo non si lascia prendere la mano da nessuno in nessun caso.
A Lwena ti accorgi subito di cosa siano stati 43 anni di guerra e con i villaggi che ho visitato, dove interverremo, formava la linea del fronte durante la guerra civile.
Ora conta circa 100.000 abitanti, non vi è acqua corrente né luce elettrica: chi può permetterselo un servizio di autobotti pesca acqua dal fiume e la recapita a casa al costo di 80 dollari a cisterna; non è raro vedere lungo le strade qualcuno che ha avuto la fortuna di recuperare un vecchio bidone, quelli in ferro del gasolio da duecento litri, vendere acqua ai passanti; alla Missione la luce era garantita da un generatore, dalle 6.00 alle 8.30 del mattino e dalle 18.30 alle 22.30 di sera.
Autovetture, esclusivamente fuoristrada, credo ne esistano solo un centinaio, pressoché tutte delle varie associazioni che lavorano per la ricostruzione: d’altro canto, non serve un’auto, non vi sono posti dove andare…
Si comincia a vedere un’”occidentalizzazione” della vita, i più ricchi hanno già una bicicletta o addirittura un motorino, tutti rigorosamente d’importazione cinese, ma il grosso dramma di Lwena è appena all’inizio.
Se c’è una cosa positiva che la guerra ha lasciato, questa è la scarsissima presenza di persone affette da Aids.
Negli ultimi due anni, la città ha raccolto decine di migliaia di sfollati, dallo Zambia e dalla Namibia, con percentuali “bulgare” di infetti da virus Hiv. La crescita della città è disordinata ed esponenziale, se oggi hanno costruito fino a qui, chi giunge costruisce un po’ più in là.
C’è un solo centro che si occupa delle malattie dei bambini e di seguire le donne in gravidanza, nulla più.
Oltretutto la guerra fa fatto scomparire tutto quello che erano tradizioni, ha impedito il passaggio delle testimonianze: come ho già scritto in precedenza, siamo in un paese dove il 66% della popolazione ha meno di 15 anni, la metà meno di dieci.
Mancano muratori, falegnami, contadini e tutto ciò che ha attinenza con un mestiere, ma non serve tanto andare giù a lavorare: occorre andare giù ad insegnare un lavoro, lasciandoli poi andare avanti da soli, con i loro ritmi, tanto tanto diversi dai nostri ma molto più umani.

Nelle foto:
-Il “Comitato Spontaneo di Accoglienza” davanti all’ufficio di Padre Martìn.
-Piccoli commercianti.
-Piccoli capolavori di ingegneria
-Il servizio acquedottistico
-La piazza principale –1 La casetta bianca e verde è la sede del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) di Roma
-La piazza principale – 2 Ricordi di guerra
-Solito tran tran quotidiano: i bimbi vanno a scuola portandosi la sedia da casa, le donne attendono ai lavori. Una curiosità: i bimbi piccoli vengono portati legati in grembo con un telo, sulla schiena se sono svezzati, davanti se allattano ancora. Questo permette alle donne di camminare portando sulla testa il necessario ed eventualmente allattare il bimbo.
-Si gioca con i piccoli capolavori d’ingegneria.
-Una strada come tante
-Ritorno dal fiume
-La piazza principale -2 Altri ricordi di guerra
-Ora di ricreazione
-Officina meccanica e distributore (a sx)
-Un tempo era la strada principale, la mancata manutenzione ed il dilavamento l’hanno trasformata in uno splendido canyon
-Gaston, il “guardiano” presso la casetta del VIS: mi ha detto di avere 70 anni e posso anche crederci, anche se non esiste un’anagrafe e nessuno realmente sa quando è nato, mi ha spiegato le differenze tra i vari tipi di papaya, mi ha aiutato a cambiare i dollari in kwenza al mercato nero ed altre cosucce,parla solo il Bantù, ma siamo riusciti a comunicare lo stesso...
 
Commenti

  1. 23 ottobre 2013

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