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L'Autore
Pedroalvarorosas ha pubblicato su Lomb.it 11 articoli tra il 26/07/2006 ed il 04/06/2007.

 
L'articolo
Questo articolo è stato scritto il 08/03/2007 e fa parte della sezione lomb.it.

 
Le Statistiche
Dalla pubblicazione ad oggi, questa pagina ha ricevuto 3164 visite (1/g.) e 7 commenti.

 
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 Il tipografo, il ciclostile e lui.

  “Il suo nome è Pedro?”
”Si mi chiamo Pedro”

”Pedro è un nome baffuto, oppure ossuto di ossa pesanti, spalle larghe, faccia da meticcio, zigomi squadrati ed immensi e capelli neri a coda, oppure è un anonimo nome ispanico, come Mario da noi, Pedro è un nome odioso, suona male, è la corda che si rompe mentre suoni, io non vorrei mai conoscere un Pedro”

“… no, sono nato a Ladispoli, mio padre era fissato con i nomi spagnoli, lui aveva origini spagnole, diceva, ma in realtà si chiamava Mario …”

”Io non vorrei conoscere un Pedro figlio di Mario nato a Ladispoli, Pedro è un nome odioso”

”… Io faccio il tipografo, ho una tipografia, conobbi Fosco per via dell’annuncio …”

Fosco era assente, guardava la finestra, conosceva il tipografo. “Conosco un Pedro, figlio di Mario, Tipografo”

”… mettevo in vendita la macchina ciclostile, lui venne a vederla, era la prima volta che lo incontravo, non lo avevo mai visto prima, lui, Fosco, mi telefonò il primo giorno e venne subito a vedere la macchina. Mentre aprivo, era lunedì, sentivo il telefono squillare, erano le sette e mezza, era lui. Lui, Fosco. Arrivò dopo pochissimo, dieci minuti anche meno, lui volle subito vedere la macchina ciclostile e mi disse che se gli garantivo che funzionava la comprava e la portava via immediatamente, disse così. Signor giudice, funzionava a me non serviva più era inutile, adesso è diverso, gli ho garantito che funzionava, gli ho spiegato come si faceva ad utilizzarla e di cosa aveva bisogno, lui prese un libretto degli assegni e mentre parlavo scriveva la data, il luogo, mi chiese a chi lo doveva intestare, glielo dissi e me lo firmò, un attimo, gli dissi e la cifra la metto io? …”

Fosco perseverava nell’essere assente, guardava fuori. “Lucilla”

”… allora lui mi riprese l’assegno dalla mano e riprese la penna e mi guardava, io dissi, di getto, senza pensarci, 3500 euro, e lui scrisse 3500 euro, si fece aiutare e se la portò via. Signor giudice, macchine in quella maniera non ne fanno più, io la pagai due milioni, che al tempo era una cifrona!!”
”Non si perda in dettagli inutili, non stiamo processando lei, Fosco le disse cosa voleva fare con quella macchina?”

“Pedro non stanno processando te, non è un processo contro i nomi.” Fosco, assente, sorrideva divertito.

“No, ma mi disse che si interessava di Arti e Mestieri e voleva scrivere un saggio sul ciclostile come forma di comunicazione artigianale, alternativa, libera ed anticonformista, dope pensiero, macchina e risultato giacciono sullo stesso piano. Disse così e la cosa mi rimase impressa, solo questo ed andò via e non lo vidi più… o meglio per caso, solo per caso, lo rividi il giorno dopo, veramente non fu proprio un caso, fu un caso perché io quel giorno non dovevo stare in tipografia, era martedì e lui venne per dire che aveva qualche problema con il ciclostile, la manovella si era incastrata, ma non è un difetto, o meglio dopo due o trecento giri lo faceva sempre, è un difetto di fabbrica, basta sostituire un piccolo disco di plastica e si possono fare altre duecento giri senza fermarsi, duecento forse no ma cento sicuro, gli ho regalato tutti i dischi di plastica che avevo accumulato io, regalati, senza pagare, lui se li prese ed andò via e non lo rividi più… o meglio per caso, solo per caso lo rividi dopo due ore circa, veramente il caso fu perché mi incontrò mentre uscivo dalla tipografia, lui stava tornando, perché gli si era inceppata la carte, ma non è un difetto, o meglio è un difetto di fabbrica, ci sono due levette di scorrimento che non posso essere lubrificate, giustamente altrimenti si insozza la carta, e dopo due o trecento giri, se sei esperto, bisogna rimetterle a posto e si può continuare, lui ha capito mi ha salutato e se ne è andato. Non lo vidi più …”

“Lucilla, questo potrebbe diventare un processo infinito, Lucilla amore, ma perché? Lasciamo perdere tutto, andiamo via, scappiamo, andiamo lontano, io e te, lasciamo perdere tutto. Lucilla amore …”

”Sono le 22 e 30, si spengono le luci”

Una cella buia.

Pedro Alvaro Rosas
 
Commenti
  1. pedroalvarorosas
    pedroalvarorosas
    08 marzo 2007

  2. pedroalvarorosas
    pedroalvarorosas
    08 marzo 2007

  3. lincemiope
    lincemiope
    09 marzo 2007

    ma sai ke scrivi bene? è un piacere leggerti

  4. massimo71
    massimo71
    12 marzo 2007

    aspetto il terzo episodio ... continua così !

  5. catalyst
    catalyst
    12 marzo 2007

    caro pedro, "ossuto di ossa pesanti", ormai siamo preda del tuo fascino narrativo... cioè, non so esattamente cosa vuoi dire... ma lo dici così bene... avanti tutta con lucilla!

  6. madamekrupskaja
    madamekrupskaja
    12 marzo 2007

    Corpo di mille balene! Ladispoli è a un tiro di schioppo da casa mia! (torno a dire: come son contenta di leggerti Pedro caro!)

  7. pedroalvarorosas
    pedroalvarorosas
    13 marzo 2007

    Madame, felice di risentirla, Lomb i miei omaggi. Pedro

 
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