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L'Autore
Madamekrupskaja ha pubblicato su Lomb.it 275 articoli tra il 21/05/2005 ed il 20/08/2016.

 
L'articolo
Questo articolo è stato scritto il 06/04/2007 e fa parte della sezione Poesie e racconti.

 
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Dalla pubblicazione ad oggi, questa pagina ha ricevuto 4177 visite (1/g.) e 12 commenti.

 
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  Era l’ardua miniera delle anime.
Correvano nel buio come vene
d’argento, silenziose. Tra radici
sgorgava il sangue che poi sale ai vivi
nella tenebra duro come porfido.
Poi null’altro era rosso.

V’erano rocce
e boschi informi. Ponti sopra il vuoto
e quell’immenso, grigio, cieco stagno
che premeva sul fondo come un cielo
di pioggia sui paesaggi della terra.
Fra i prati tenue e piena di promesse
correva come un lungo segno bianco
l’incerta traccia della sola strada.

E quell’unica strada era la loro.

Avanti l’uomo nel mantello azzurro
agile, con lo sguardo volto innanzi
muto e impaziente. Il passo divorava
la strada a grandi morsi. Gravi rigide
cadevano le mani dalla veste
e ignoravano ormai la lieve lira
cresciuta alla sinistra come un cespo
di rose in mezzo ai rami dell’ulivo.
E i suoi sensi rompevano discordi:
lo sguardo andava innanzi, si aggirava
come un cane, era accanto e poi di nuovo
lontano, fermo sulla prima curva-
l’udito indietro come resta un’ombra.
Talvolta egli credeva di tornare
ai due che indietro sulla stessa via
dovevano seguirli. Poi di nuovo
alle spalle restava appena l’eco
dei suoi passi e il mantello alto nel vento.
Ma diceva a se stesso: Essi verranno-,
ad alta voce, e si sentiva spegnere.
E tuttavia venivano ma due
dal lentissimo passo. Se egli avesse
potuto volgersi un istante (e volgersi
era annullare tutta quell’impresa
che si compiva ormai) li avrebbe visti,
i due che taciturni lo seguivano.

Il dio dei viaggi e del lontano annunzio
che innanzi a sé reggeva la sottile
verga, e aveva sugli occhi il breve casco
e alle caviglie un palpitare d’ali;
e affidata alla sua sinistra: lei.
Lei così amata che più pianto trasse
da una lira che mai da donne in lutto;
così che un mondo fu lamento in cui
tutto ancora appariva: bosco e valle,
villaggio e strada, campo e fiume e belva;
e sul mondo di pianto ardeva un sole
come sopra la terra, e si volgeva
coi suoi pianeti un silenzioso cielo,
un cielo in pianto di deformi stelle-:
lei così amata.

Ma ora seguiva il gesto di quel dio,
turbato il passo dalle bende funebri,
malcerta, mite nella sua pazienza.
Era in se stessa come un alto augurio
e non pensava all’uomo che era innanzi,
non al cammino che saliva ai vivi.
Era in se stessa, e il suo dono di morte
le dava una pienezza.
Come un frutto di dolce oscurità
ella era piena della grande morte
e così nuova da non più comprendere.

Era entrata a una nuova adolescenza
e intoccabile: il suo sesso era chiuso
come i fiori di sera, le sue mani
così schive del gesto delle nozze
che anche il contatto stranamente tenue
della mano del dio, sua lieve guida,
la turbava per troppa intimità.

Ormai non era più la donna bionda
che altre volte nei canti del poeta
era apparsa, non più profumo e isola
dell’ampio letto e proprietà dell’uomo.
Ora era sciolta come un’alta chioma,
diffusa come una pioggia sulla terra,
divisa come un’ultima ricchezza.
Era radice ormai.
E quando a un tratto il dio
la trattenne e con voce di dolore
pronunciò le parole: si è voltato-,
lei non comprese e disse piano: Chi?

Ma avanti, scuro sulla chiara porta,
stava qualcuno il cui viso non era
da distinguere. Immobile guardava
come sull’orma di un sentiero erboso
il dio dell'ambasciate mestamente
si volgesse in silenzio per seguire
lei che tornava sulla stessa via,
turbato il passo dalle bende funebri,
malcerta, mite nella sua pazienza.



Titolo e nome dell'autore.
(Scusate, sto vivendo un momento mistico, abbiate pietà della vostra Madamuska!)







 
Commenti

  1. catalyst
    catalyst
    06 aprile 2007

    "Si prendeva un sentiero in salita attraverso il silenzio, arduo e scuro con una fitta nebbia. I due erano ormai vicini alla superficie terrestre: Xxxxx temendo di perderla e preso dal forte desiderio di vederla si voltò ma subito la donna fu risucchiata, malgrado tentasse di afferrargli le mani non afferrò altro che aria sfuggente. Così morì per la seconda volta, ma non si lamentò affatto del marito (di cosa avrebbe dovuto lamentarsi se non di essere stata amata così tanto?) e infine gli diede l'estremo saluto." (Ovidio, Metamorfosi)

  2. catalyst
    catalyst
    06 aprile 2007

    titolo e nome dell'autore... non saprei - dev’essere la stessa struggente storia…

  3. catalyst
    catalyst
    06 aprile 2007

    10 e lode a madame-la-mistica: per la scelta dei versi, della foto... e del giorno di pubblicazione dell'articolo!!

  4. magofeo
    magofeo
    06 aprile 2007

    Madamuska, ma non dovevi potare gli olivi??? Già finito??? Ha, non hai null'altro da fare... occheglio, occheglio...

  5. paperino
    paperino
    06 aprile 2007

    Caro Mago, io l'avevo detto subito in tempi non sospetti che MK aveva cambiato sigarette...

  6. madamekrupskaja
    madamekrupskaja
    06 aprile 2007

    @Papero & Mago fuori in castigo. Niente ricreazione oggi!

  7. madamekrupskaja
    madamekrupskaja
    06 aprile 2007

    Grazie Cathy, almeno questo Rilke lo hai apprezzato! Era appunto "Orfeo Euridice Hermes". Che bella giornata!

  8. madamekrupskaja
    madamekrupskaja
    06 aprile 2007

    Vieni a trovarmi Cathy, ti porterò a vedere l'entrata degli inferi (vedi foto) È a 2 passi da casa mia. Dai, vieni.

  9. paperino
    paperino
    06 aprile 2007

    ah ... ma non vi avevi sempre detto che quella è casa TUA ?

  10. madamekrupskaja
    madamekrupskaja
    06 aprile 2007

    Taci tu, oh Papero! Lasciami tessere le mie tele!

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